Negli ultimi anni si parla spesso di Gen Z come di una generazione iperconnessa, velocissima nel leggere i codici culturali del presente, ma allo stesso tempo sempre più esposta alla solitudine, all’ansia sociale e ad una forma di stanchezza relazionale difficile da ignorare. Siamo circondati da contenuti, notifiche, community digitali e trend continui, eppure fare amicizia dal vivo, conoscere persone nuove o semplicemente sentirsi parte di un gruppo sembra diventato, per molti giovani, qualcosa di sempre meno spontaneo.
È proprio in questo contesto che un evento come il Protein Slop Potluck diventa interessante. Perché, a guardarlo da fuori, potrebbe sembrare solo una trovata assurda, quasi nonsense. Un ritrovo in palestra, cibo iperproteico, polli arrosto, yogurt, barrette, frullati e linguaggio volutamente esagerato. Ma se lo si osserva meglio, ci si accorge che questo evento parla di qualcosa di molto più profondo: del bisogno di ritrovarsi, di ridere insieme, di abbassare le difese e di tornare a stare con gli altri senza dover essere sempre perfetti o performanti.
Il fascino del Protein Slop Potluck sta proprio qui. Usa l’assurdo come esca ma il suo vero obiettivo è la connessione umana.
Un evento “non alla moda” solo in apparenza
L’evento si svolge a Bushwick, a New York, dentro una palestra sotterranea piena di sacchi da boxe. Già l’ambientazione contribuisce a costruire un’estetica precisa distante dall’immaginario collettivo, non il tipo luogo elegante o il format classico da networking.
Al centro di un ring da boxe viene allestito un tavolo con cibo proteico: yogurt, barrette, carne secca, hummus, shake, affettati, fino ad arrivare a quattro polli arrosto interi. Il tutto con musica hyperpop in sottofondo e una comunicazione che oscilla continuamente tra parodia e partecipazione reale.
Questa scenografia è importante, perché l’evento non vuole sembrare serio. Anzi, sceglie deliberatamente di non esserlo.
Oggi molti giovani fanno fatica ad entrare in contesti sociali troppo codificati. Gli eventi troppo formali possono mettere pressione e le serate “pensate per conoscere gente” rischiano di risultare imbarazzanti. Le occasioni troppo costruite spesso fanno sentire le persone osservate, valutate ma soprattutto, fuori posto. Il Protein Slop Potluck aggira tutto questo non promettendo una socialità perfetta e proprio per questo diventa più accessibile.
La vera forza dell’evento: togliere peso alla socialità
Uno degli elementi più interessanti è che, durante l’evento, quasi nessuno sembra davvero interessato alle proteine in sé. Alcuni partecipanti scherzano sui grammi di proteine presenti negli alimenti, altri mettono in scena la figura del fanatico della dieta, qualcuno beve o mangia in modo volutamente teatrale. Ma tutto questo serve a creare un linguaggio comune.
Il tema proteico diventa una scusa condivisa, quasi un pretesto. Un costume sociale temporaneo che permette alle persone di entrare in una situazione senza dover subito mettere in gioco la propria identità più profonda. In altre parole, non ci si presenta come “se stessi” nel senso più esposto e vulnerabile del termine ma attraverso una gag collettiva che abbassa la tensione.
Questo fa emergere un problema attuale: le persone hanno difficoltà solo a parlare con gli altri che comporta una difficoltà a esporsi senza sapere quale sarà la reazione. Il rischio del giudizio è alto, e il contesto sociale contemporaneo lo amplifica. L’assurdo, invece, funziona come una protezione. Se tutti stanno partecipando a qualcosa di intenzionalmente stupido, nessuno è davvero fuori posto. Se l’evento è già sopra le righe, nessuno ha bisogno di controllare eccessivamente la propria immagine e così le persone si rilassano.
Questo evento è un antidoto alla performance
C’è un’altra dimensione che rende il Protein Slop Potluck molto attuale: la sua capacità di ironizzare sulla cultura della performance. Il mondo della palestra, delle proteine, del corpo ipercontrollato, dei “gains”, delle pose dure e dell’ossessione per i risultati viene ripreso ma anche svuotato del suo peso simbolico.
Questo è interessante perché la Gen Z vive immersa in codici performativi continui. La performance oggi è ovunque: nel modo in cui si comunica, nel modo in cui si appare, nel modo in cui si raccontano le proprie emozioni e perfino nel modo in cui si costruisce la propria spontaneità online. Tutto può diventare prestazione.
Il Protein Slop Potluck prende una delle estetiche più fortemente legate alla performance (quella del fitness e della nutrizione ipercontrollata) e la trasforma in una specie di teatro ironico. Il risultato è quasi liberatorio: ciò che normalmente intimorisce diventa giocabile. Quello che di solito crea confronto, competizione o insicurezza, qui diventa materiale per scherzare e stare insieme.
Per questo il vero messaggio dell’evento non è “mangia proteine” o “allenati” ma sottolinea che puoi entrare in uno spazio sociale anche senza dover dimostrare qualcosa.
Chi c’è dietro tutto questo: Grownkid e la nuova idea di socialità
Per comprendere il senso del Protein Slop Potluck, è necessario fare un passo indietro e osservare chi lo ha creato. Dietro questo evento c’è un progetto molto più ampio: Grownkid, un social club nato tra New York e Los Angeles con un obiettivo, aiutare i giovani a non sentirsi soli.
I fondatori, Gael Aitor e Kayla Suarez, hanno iniziato a sviluppare questo progetto tra il 2025 e il 2026 partendo da una riflessione molto lucida sul presente. Viviamo in un’epoca in cui le interazioni sono sempre più digitali, veloci, filtrate, eppure sempre più fragili. La connessione esiste ma spesso resta superficiale. L’incontro reale, invece, richiede uno sforzo che molti non sanno più come gestire.
È proprio da qui che nasce l’intuizione centrale di Grownkid: non serve creare contesti perfetti per far incontrare le persone, serve creare contesti sicuri in cui sia facile iniziare.
Per farlo, i fondatori introducono un elemento tanto semplice quanto rivoluzionario: il gioco.
Secondo la loro visione, il gioco è la vera controcultura contemporanea, perché permette di abbassare le difese, rompere le gerarchie e rendere le relazioni più spontanee.
Questa filosofia prende forma in un manifesto, che rappresenta la base di tutte le loro attività. Una serie di principi pratici che guidano il modo in cui le persone si relazionano tra loro all’interno del club.
Il primo è trovare qualsiasi scusa per parlare con qualcuno. La connessione, secondo Grownkid, nasce da piccoli rischi. Un gesto minimo o una frase banale possono cambiare completamente una situazione.
A questo si aggiunge l’invito a portare gli altri nel proprio mondo, senza paura di mostrare anche le proprie stranezze. In un contesto in cui spesso si cerca di adattarsi agli altri, Grownkid ribalta la prospettiva.
Un altro punto è l’equilibrio tra apertura e consapevolezza: dire “no” quando serve ma dire “sì” più spesso alle occasioni. Questo principio invita ad uscire dalla logica della paura e a lasciare spazio alla possibilità, aumentando le probabilità di incontro.
Al centro di tutto c’è l’essere curiosi e non giudicanti. La curiosità diventa uno strumento per trasformare le differenze in occasioni di connessione, anziché in barriere.
Naturalmente, il gioco è libertà. È ciò che permette alle persone di sentirsi più leggere, di uscire dai ruoli e di sperimentare senza pressione. Non è un caso che tutti gli eventi di Grownkid, dal Protein Slop Potluck ad altri format ancora più surreali, siano costruiti proprio su questa dimensione.
A questo si aggiunge un invito più profondo: essere sinceramente ribelli, dimostrando apertamente che si tiene agli altri. Oggi l’indifferenza viene spesso percepita come una forma di protezione, Grownkid invece propone l’opposto: esporsi, partecipare e creare connessione in modo attivo.
Infine, dare il permesso agli altri di aprirsi. “Balla in modo che anche gli altri sentano di poterlo fare” è una strategia sociale. Quando qualcuno rompe il ghiaccio, rende più facile per tutti gli altri fare lo stesso.
Il gioco, la comunità e cosa ci insegna questo evento
Se guardiamo più a fondo, il motivo per cui eventi come il Protein Slop Potluck funzionano non è legato solo alla loro viralità. Il punto centrale è un altro: il gioco sta diventando un linguaggio sociale per la Gen Z.
In questi contesti, il gioco è un modo per abbassare le difese e rendere più semplici le relazioni. Quando una situazione è ironica, assurda o volutamente imperfetta, cambiano completamente le aspettative: non serve essere brillanti e non serve essere preparati.
In una generazione cresciuta tra isolamento, relazioni digitali e continua esposizione al giudizio, questa leggerezza diventa quasi una forma di resistenza. Partecipare a qualcosa di sciocco e collettivo permette di uscire, anche solo per un momento, dalla logica della performance e del controllo. Ed è proprio qui che il gioco diventa uno strumento per tornare a connettersi davvero.
La lezione, soprattutto per chi lavora nel food e nella comunicazione, è che non basta offrire un buon prodotto o un’esperienza esteticamente curata. Serve creare situazioni in cui le persone possano sentirsi coinvolte, a proprio agio e parte di qualcosa perché il vero valore non è solo ciò che si consuma, ma ciò che succede tra le persone mentre lo fanno.
A volte basta una buona scusa, un contesto condiviso e la possibilità di essere un po’ imperfetti insieme.
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