C’è un luogo immaginario che, se eri bambino negli anni ’80 o ’90, probabilmente hai visitato almeno una volta anche se solo in TV.
Si chiama McDonaldland ed è popolato da Ronald McDonald, Grimace, Hamburglar, Birdie, il sindaco McCheese e altri personaggi surreali che vivevano in una terra fatta di alberi di torta di mele e campi di hamburger. Un universo colorato, creato nel 1971 per parlare ai bambini e diventato un simbolo della pubblicità dell’epoca.
Negli ultimi vent’anni, però, McDonaldland era scomparso dalle campagne globali. Fino a oggi.
Dal 12 agosto 2025, McDonald’s ha deciso di riaprire le porte di questo mondo e di farlo in grande stile: menù dedicato, esperienze immersive, contenuti digitali, collaborazioni con brand di moda e accessori, presenza nei videogiochi come Fortnite e persino gadget da collezionare.
Il McDonaldland Meal offre un Quarter Pounder con formaggio o 10 Chicken McNuggets, patatine fritte, un frullato e un souvenir in edizione limitata.
Lo spot di lancio, con la colonna sonora di Toro y Moi, è una reinterpretazione della pubblicità del ’71. E non si ferma lì: McDonaldland prende vita su Fortnite, diventa un gioco in realtà aumentata su Snapchat, sbarca in festival come ThriftCon e Breakaway Music Festival e persino in eventi sportivi come la Daytona 500.
Come se non bastasse, ci sono felpe, t-shirt e cappellini retrò in collaborazione con Pacsun e accessori da viaggio firmati Away, distribuiti in quantità limitata per creare desiderio e collezionismo.
Questa campagna è un esempio di marketing della nostalgia.
McDonald’s ha preso un ricordo, lo ha attualizzato e messo al centro di un’esperienza che vive su più livelli. Chi era bambino quando McDonaldland era sulla cresta dell’onda ritrova vecchi amici; chi non li ha mai conosciuti, li scopre in un contesto nuovo e interattivo.
Il marketing della nostalgia funziona perché gioca con la memoria emotiva: rivedere un personaggio, un logo o un jingle che fa parte del nostro passato ci fa sentire sicuri, ci fa sorridere e crea una connessione immediata con il brand.
McDonald’s non ripropone il McDonaldland “di allora” in modo statico ma lo trasforma in un ecosistema 2025: entra nei videogiochi, si lega alla moda streetwear e regala oggetti fisici da tenere. Ogni punto di contatto è pensato per essere condiviso, fotografato e discusso, sia nei canali tradizionali sia in quelli digitali.
In un momento in cui le vendite negli Stati Uniti hanno registrato un calo, riportare in scena un asset così iconico serve a riaccendere l’affetto dei clienti e generare conversazioni positive.
Il brand sa che la nostalgia, quando è fatta bene, è una leva per riportare le persone nei locali, spingerle a condividere sui social e persino farle tornare più volte, magari per collezionare tutti i gadget disponibili.
Questa operazione parla anche alla Gen Z, che non ha memoria diretta di McDonaldland ma vive immersa nei linguaggi del gaming e delle collaborazioni fashion. McDonald’s costruisce così un ponte tra generazioni, unendo chi “c’era” e chi ci entra per la prima volta.
Il segreto sta nel creare un’esperienza che unisca il ricordo al “qui e ora”. Significa dare al pubblico un motivo per esserci fisicamente (un menù speciale o un gadget) e virtualmente (un evento online o una sfida social).
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