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legge di Hick nel marketing food – paradosso della scelta nel settore alimentare

La Legge di Hick nel marketing food

Cosa troverai nell'articolo?

Il paradosso della scelta nel settore alimentare

Entrare in una gelateria con cento gusti può sembrare un privilegio, in realtà, spesso genera esitazione. Più alternative osserviamo, più il nostro cervello rallenta. Valutiamo, confrontiamo e dubitiamo ma volte finiamo per scegliere il solito gusto o per rinunciare del tutto.

Questo meccanismo è una dinamica psicologica studiata, si chiama Legge di Hick e afferma che il tempo necessario per prendere una decisione aumenta con l’aumentare delle opzioni disponibili.

Nel marketing digitale delle aziende alimentari questo principio è cruciale. Infatti, molti brand pensano che mostrare tutta la gamma prodotti, tutte le varianti e tutte le possibilità significhi offrire libertà. In realtà, spesso stanno generando sovraccarico cognitivo e questo può portare a sceglie di non scegliere.

Cos’è la Legge di Hick?

La Legge di Hick (o Hick-Hyman Law) dimostra che il tempo di reazione non cresce in modo lineare rispetto al numero di opzioni ma segue una progressione logaritmica. Tradotto in termini più semplici: le prime alternative aggiuntive rallentano molto la decisione, poi il cervello attiva un meccanismo di difesa e inizia a ignorare parte delle informazioni.

Questo è il punto critico.

Quando un sito web presenta troppe categorie, troppe call to action o troppe informazioni contemporaneamente, l’utente non analizza tutto. Riduce, scarta, semplifica da solo e spesso abbandona.

Il problema è l’architettura della scelta.

Il sovraccarico cognitivo nei siti delle aziende alimentari

Nel settore food vediamo spesso siti strutturati così: home con 20 prodotti in evidenza, banner promozionali, popup newsletter, video autoplay, sezione ricette, sezione storytelling, e-commerce, contatti e promozioni stagionali tutto nello stesso spazio.

Dal punto di vista aziendale può sembrare ricchezza ma dal punto di vista cognitivo è entropia.

Ogni opzione aggiuntiva aumenta l’incertezza, ogni pulsante in più è una micro-decisione da elaborare e la somma di micro-decisioni rallenta il percorso verso l’azione principale.

Clustering: organizzare senza togliere

Applicare la Legge di Hick non significa ridurre la gamma prodotti, bensì organizzarla.

Il cervello umano non analizza ogni opzione singolarmente: tende a raggruppare. Questo processo si chiama clustering. Se aiutiamo l’utente a segmentare le scelte in categorie chiare, riduciamo lo sforzo mentale.

Immaginiamo un’azienda che produce 24 tipologie di pasta artigianale, se vengono mostrate tutte insieme in homepage crea un muro visivo. Organizzarle per “formati lunghi”, “formati corti” o “specialità regionali” consente all’utente di eliminare mentalmente interi gruppi e restringere il campo.

La coerenza nell’organizzazione è fondamentale. Se iniziamo a dividere per formato, non possiamo poi passare ad una divisione per colore o per prezzo nello stesso livello gerarchico. L’architettura deve essere intuitiva.

La divulgazione progressiva: mostrare solo ciò che serve

Un altro principio fondamentale è la divulgazione progressiva. Significa non mostrare tutto subito, ma solo ciò che è necessario in quel momento del percorso.

Molti e-commerce alimentari commettono l’errore di inserire:

  • ingredienti dettagliati
  • valori nutrizionali completi
  • suggerimenti di utilizzo
  • recensioni
  • certificazioni
  • informazioni logistiche

Tutto nello stesso blocco visivo.

Una struttura più efficace presenta le informazioni a livelli. Prima la foto e il beneficio principale, poi una descrizione sintetica e solo successivamente i dettagli tecnici.

Questo approccio rende digeribili tutte le informazioni.

Esiste però una variabile fondamentale: l’abitudine.

Un utente esperto, che conosce già il brand o utilizza frequentemente il sito, sviluppa modelli mentali consolidati. In questi casi una maggiore densità informativa può essere tollerata.

Applicazione completa: un’azienda che produce salse artigianali

Immaginiamo un’azienda alimentare che produce 18 salse gourmet diverse, tutte curate, tutte di qualità e tutte con una loro identità.

Nel primo scenario, il sito web decide di mostrare tutto subito. In homepage troviamo le 18 salse disposte in griglia, tre banner promozionali che competono per l’attenzione, due call to action principali e un popup immediato che invita all’iscrizione alla newsletter.

Dal punto di vista dell’azienda, i prodotti vengono esposti tutti con chiarezza; dal punto di vista dell’utente, però, accade qualcosa di diverso.

Entra nel sito, osserva, scorre e non clicca perché il percorso non è evidente. L’utente deve decidere troppo e soprattutto, troppo presto.

Ora immaginiamo lo stesso brand dopo aver applicato la Legge di Hick.

La homepage non mostra tutto. Presenta una linea protagonista, magari quella stagionale o quella più rappresentativa del posizionamento del brand. Subito sotto, le 18 salse vengono organizzate in tre macro-categorie facilmente comprensibili, ad esempio: Classiche, Piccanti e Special edition.

La call to action è una sola e ben visibile: “Scopri la linea”.

L’utente sa cosa fare.

Quando entra nella pagina prodotto, la struttura è altrettanto chiara. Prima l’immagine, poi il beneficio principale, quindi un suggerimento concreto di utilizzo e solo dopo i dettagli tecnici. Quindi, le informazioni vengono distribuite in modo gerarchico.

Anche la comunicazione sui social segue la stessa logica. Invece di parlare di tutto contemporaneamente, l’azienda costruisce una struttura editoriale coerente: una rubrica dedicata alle ricette, una agli abbinamenti e una alla storia del prodotto. Il pubblico inizia a riconoscere uno schema e a sapere cosa aspettarsi.

L’utente si muove con maggiore fluidità, percepisce meno frizione e prende decisioni più rapidamente perché quando il percorso è chiaro, la scelta arriva quasi in modo naturale.

La Legge di Hick nei social media

Applicare la Legge di Hick ai social significa ridurre lo sforzo decisionale che chiediamo al pubblico ogni volta che entra in contatto con noi.

Sui social, prima ancora della scelta, l’utente deve decidere se fermarsi o scorrere, se leggere o ignorare, se fidarsi o restare neutrale. Ogni contenuto aggiunge un bivio. E quando i bivi sono troppi, il cervello fa quello che fa sempre: semplifica con la soluzione più rapida, cioè l’uscita (scroll) o l’indifferenza.

In un e-commerce la Legge di Hick agisce sul momento della scelta finale. Sui social agisce prima: sulla scelta di concederti attenzione.

Sarebbe bene organizzare i contenuti in categorie mentali stabili, cioè in pilastri editoriali e rubriche.

Quando usi rubriche, riduci il costo cognitivo di interpretazione, il pubblico riconosce il format finchè non diventa normale associarlo ad brand.

Per un’azienda alimentare, ad esempio, la differenza è enorme tra contenuti casuali (oggi ricetta, domani promo, dopodomani backstage) e contenuti strutturati (es. “Ricetta del weekend”, “Abbinamento della settimana”, “Dietro le quinte del prodotto”)

La Legge di Hick agisce anche sulle CTA: troppe richieste = nessuna azione

Un altro punto spesso sottovalutato: la call to action.

Se in un post chiedi di commentare, salvare, condividere, cliccare, visitare il sito e scriverti in DM, stai aumentando il numero di scelte richieste e quindi stai rallentando l’azione.

Più azioni proponi, meno azioni ottieni.

Un contenuto dovrebbe avere una sola priorità.

 

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Se stai investendo nei social ma senti che i contenuti non stanno generando attenzione, fiducia o contatti, probabilmente è una questione di struttura.

Sui social serve una strategia, pilastri editoriali coerenti, contenuti visivi di qualità e messaggi pensati per ridurre la frizione e facilitare la decisione.

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