loader image
Grafica sul nuovo packaging Babybel e perché rappresenta uno strumento di marketing.

Babybel cambia pack: packaging come strumento di marketing

Cosa troverai nell'articolo?

Il packaging troppo spesso viene considerato un dettaglio, un contenitore o qualcosa che “serve” ma che non deve attirare troppa attenzione. Babybel dimostra esattamente il contrario.

La notizia è di quelle che segnano un passaggio importante per l’intero settore dell’alimentare: il Gruppo Bel ha scelto di abbandonare il cellophane esterno dei Babybel, sostituendolo con una carta riciclabile e proveniente da fonti sostenibili. Una scelta che, a prima vista, potrebbe sembrare un semplice aggiornamento tecnico.

E quando un marchio che ha costruito una parte della sua identità attraverso il packaging decide di cambiare, significa che il mondo sta cambiando insieme a lui.

Perché Babybel ha scelto la carta per il suo nuovo packaging?

La ragione principale del cambiamento è la sostenibilità.

Babybel passa da un involucro esterno già bio-based e compostabile a una carta completamente riciclabile, con l’obiettivo, come dichiarato da Gruppo Bel, di rendere entro il 2030 il 100% dei suoi imballaggi riciclabili o compostabili a casa.

Si parla di numeri enormi:

  • 60% di plastica in meno per ogni rete
  • 2.550 tonnellate di CO₂ risparmiate ogni anno
  • l’equivalente di 100.000 alberi

La nuova confezione deve proteggere da umidità, ossigeno, trasporto, sbalzi di temperatura e deve farlo senza alterare sapore, consistenza e sicurezza del prodotto.

La vice presidente R&D Delphine Chatelin dice: “È una sfida tecnica e industriale. Per innovare, abbiamo dovuto ripensare l’intero sistema di protezione.”

Eppure, la cosa più interessante è che la celebre cera rossa rimane lì, intatta, preservando il rituale d’apertura che ha reso Babybel un simbolo mondiale.

Nuovo packaging Babybel Fonte: www.packagingsuppliersglobal.com

La cera di Babybel

Ci sono brand che diventano iconici per la loro comunicazione, altri per la qualità del prodotto ma pochi per il packaging e Babybel appartiene alla terza categoria.

La piccola pallina avvolta nella cera rossa, nel corso degli anni, si è trasformata in un gesto che tutti noi almeno una volta abbiamo compiuto, un gioco e un ricordo d’infanzia.

Tirare la linguetta, dividere la cera in due metà, liberare il formaggino sono gesti che milioni di persone nel mondo ripetono da decenni.

Il packaging Babybel:

  • è riconoscibile anche senza logo
  • è diventato un simbolo universale
  • è stato imitato, citato e memato

 

Packaging come strumento di marketing: Babybel non è un caso isolato

Ripetiamolo il packaging, non è solo un accessorio o “l’incarto dell’alimento”, anzi è parte integrante dell’esperienza di consumo.

È il primo contatto e il primo indizio emotivo su ciò che stiamo per mangiare.

Pensaci: quante volte un prodotto ci piace prima ancora di mangiarlo, solo per come si presenta?

E quante altre, invece, ci convince proprio grazie al gesto che facciamo per aprirlo?

Il rituale, ripetuto negli anni, diventa abitudine e questa, con il tempo, diventa memoria affettiva.

Vediamo insieme altri esempi di packaging come strumento di marketing.

L’Ovetto Kinder

Il prodotto è costruito intorno a tre momenti:

  • la forma sferica, che già racconta un mistero
  • l’incarto, che crea la tensione del “lo apro/non lo apro”
  • la sorpresa interna, che è l’apice dell’esperienza

In pratica, Kinder vende una mini-narrazione composta da aspettativa, apertura e scoperta.

Se togliessero la sorpresa, l’ovetto perderebbe senso oppure se cambiassero il modo in cui è impacchettato, cambierebbe la magia.

Tic Tac

Tic Tac Il packaging di Tic Tac ha un aspetto molto interessante: fa rumore e questo è diventato parte dell’identità del prodotto.

Il “click” quando apri la scatolina è una piccola gratificazione, un suono riconoscibile che ti dice immediatamente cosa stai usando.

È un altro caso in cui il contenitore è parte dell’esperienza.

Se Tic Tac fossero vendute in una busta morbida, si perderebbe:

  • la praticità
  • il suono distintivo
  • il gesto
  • il posizionamento

E, soprattutto, si perderebbe l’immediata riconoscibilità del brand.

Pringles

Il tubo di Pringles nasce per un motivo tecnico: impedire che le patatine si rompano ma oggi è molto più di questo.

Il tubo è diventato un simbolo pop (lo riconosci anche da lontano), comunica qualità e ordine (tutte uguali, tutte impilate), differenzia il brand da qualsiasi competitor e crea un gesto ossia, infilare la mano nel cilindro (o incastrarcela!)

Chiunque abbia mai mangiato Pringles sa che il prodotto non sarebbe lo stesso se venisse venduto in una busta tradizionale.

Toblerone

La forma triangolare ricorda immediatamente le montagne svizzere, suggerisce naturalezza e tradizione, rende il prodotto unico sugli scaffali e crea un’esperienza di rottura diversa da qualsiasi altra barretta.

Dunque, il packaging ci fa capire chi è il brand, prepara le aspettative, crea ricordi e genera appartenenza.

Per questo il passaggio alla carta di Babybel è così importante: oltre ad essere una scelta sostenibile, è un aggiornamento dell’identità del brand ma allo stesso tempo rispetta la sua storia e il gesto che le persone hanno sempre collegato al prodotto.

Se ti è piaciuto questo articolo, iscriviti alla nostra newsletter cliccando qui o nel box che trovi qui sotto: ogni settimana condividiamo strategie, ispirazioni e casi studio dal mondo del food marketing.

Ricordati sui nostri social pubblichiamo le notizie in breve e altri consigli utili per ristoratori e aziende food, seguici su Instagram e Tiktok!

Alla prossima, ti aspettiamo :)

Perché non condividerlo :)

Grande!

Sei riuscitə ad afferrare Notizie Marketing!

Grande!

Sei riuscitə ad afferrare Ristorazione!

Grande!

Sei riuscitə ad afferrare Consulenza!

Grande!

Sei riuscitə ad afferrare Contenuti Gratuiti!

Grande!

Sei riuscitə ad afferrare Social Media Marketing!

Grande!

Sei riuscitə ad afferrare Food Photography!