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Analisi della concorrenza: cos’è e come farla nel food marketing (con esempio pratico)

Cosa troverai nell'articolo?

Il vero errore quando si analizza la concorrenza

Quando si parla di analisi della concorrenza, molte aziende credono di averla fatta semplicemente guardando cosa fanno gli altri.

Visitano qualche sito, osservano i social, confrontano i prezzi e si fanno un’idea poi iniziano a comunicare.

Il problema è osservare in superficie.

Un’analisi della concorrenza è qualcosa di molto più profondo. Non serve a capire solo cosa vendono gli altri, ma soprattutto come si posizionano nella mente del consumatore e perché vengono scelti.

Nel settore food, questo aspetto è ancora più evidente perché spesso i prodotti sono simili e quando il prodotto non basta a differenziare, è la percezione a fare la differenza.

Cos’è l’analisi della concorrenza?

Fare analisi della concorrenza significa leggere il mercato con uno sguardo strategico.

Non si tratta di stilare una lista di competitor ma di comprendere il loro ruolo all’interno del contesto in cui operano. Significa osservare come si presentano, a chi parlano, che tipo di valore comunicano e quale spazio occupano.

In altre parole, stai analizzando un posizionamento.

Questo cambia completamente l’approccio perché ti permette di capire non solo cosa esiste ma soprattutto cosa manca.

Guardare oltre il prodotto: come leggere i competitor?

Prendiamo un esempio: due brand possono vendere entrambi sughi pronti. A prima vista sembrano concorrenti diretti ma se uno comunica praticità e prezzo accessibile, mentre l’altro comunica artigianalità e territorio, in realtà stanno occupando spazi completamente diversi.

Ecco perché è fondamentale osservare più dimensioni contemporaneamente.

Il prodotto è solo il punto di partenza. Subito dopo entra in gioco il prezzo che è un segnale preciso di posizionamento. Poi arriva il packaging, che nel food è spesso il primo elemento che costruisce percezione e infine la comunicazione, che è ciò che dà senso a tutto il resto.

A questo si aggiunge un elemento spesso sottovalutato: la distribuzione. Un prodotto venduto in GDO non viene percepito allo stesso modo di uno venduto in un negozio specializzato o online.

Mettere insieme tutti questi elementi permette di leggere il mercato.

Esempio: analisi della concorrenza per un brand di sughi di pesce

Per rendere tutto più reale, immaginiamo un brand fittizio chiamato Mare Nostro.

Si tratta di un’azienda che produce sughi artigianali a base di pesce, realizzati con ingredienti freschi e ricette ispirate alla tradizione costiera italiana.

Il primo passo è capire dove si colloca.

Capire chi sono i competitor

Guardando il mercato, Mare Nostro si accorge subito che i concorrenti non sono tutti uguali.

Ci sono i grandi brand industriali presenti nella GDO, che propongono sughi di pesce a prezzi accessibili, con packaging semplici e una comunicazione quasi assente. Il loro punto di forza è la praticità. Sono prodotti facili da trovare, facili da usare e pensati per il consumo quotidiano.

Poi ci sono i brand premium, spesso artigianali, che puntano su ingredienti selezionati, packaging curati e storytelling molto forti. Qui il prezzo è più alto e la distribuzione è più limitata ma il valore percepito è decisamente superiore.

Infine, esiste una terza categoria, meno evidente ossia i piccoli produttori locali. Hanno prodotti spesso di grande qualità ma comunicano poco o in modo poco strutturato. Il loro valore esiste ma non sempre viene percepito.

Individuare lo spazio di mercato

È proprio da questa osservazione che nasce la vera analisi.

Mare Nostro deve trovare uno spazio.

Guardando i competitor, emerge un quadro abbastanza chiaro. I brand industriali sono forti sulla praticità ma deboli sul piano emozionale. I brand premium raccontano bene il prodotto ma risultano spesso poco accessibili. I piccoli produttori hanno autenticità ma non riescono a comunicarla in modo efficace.

Ed è qui che si apre un’opportunità.

Mare Nostro potrebbe posizionarsi come un brand che unisce qualità artigianale e comunicazione accessibile. Un prodotto che mantiene un legame forte con il territorio ma che riesce a essere comprensibile e vicino al consumatore.

Dal posizionamento alla comunicazione

Se Mare Nostro vuole occupare questo spazio, tutto deve essere coerente. Il packaging dovrà trasmettere qualità senza per forza risultare elitario. La comunicazione dovrà raccontare il mare, le materie prime e le persone ma con un linguaggio semplice e diretto.

Anche i contenuti seguiranno questa logica. Vi saranno immagini di prodotto supportate però da ricette, racconti e spiegazioni.

La distribuzione stessa diventa una scelta strategica. Evitare inizialmente la GDO e puntare su canali più controllati può aiutare a costruire una percezione più forte e coerente.

L’errore più comune: copiare invece di capire

A questo punto emerge uno degli errori più diffusi.

Molti brand analizzano la concorrenza per copiare ciò che funziona. Vedono un packaging efficace, una comunicazione interessante, un contenuto virale e cercano di replicarlo.

Il risultato è che diventano simili agli altri.

L’analisi della concorrenza, invece, serve a fare l’opposto. Serve a capire dove non andare, cosa evitare e soprattutto dove differenziarsi.

Analizzare per prendere decisioni

L’analisi della concorrenza non è un documento da archiviare, anzi è uno strumento strategico che permette di prendere decisioni migliori.

Nel settore food, dove i prodotti possono sembrare simili, è ciò che permette di costruire un’identità riconoscibile perché alla fine non vince chi ha il prodotto migliore in senso assoluto ma vince chi riesce a occupare uno spazio preciso nella mente del consumatore.

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