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Design del packaging: come cambia la percezione di valore nel food?

Cosa troverai nell'articolo?

Nel settore food, il packaging viene ancora troppo spesso considerato un elemento secondario. Un semplice contenitore utile a proteggere il prodotto, conservarlo e trasportarlo.

Ma la realtà è molto diversa.

Il packaging è il primo contatto tra brand e consumatore. Prima ancora dell’assaggio, prima ancora della lettura dell’etichetta, è ciò che vediamo e che ci guida nella scelta.

Ed è proprio per questo che il packaging ne anticipa il valore e, molto spesso, lo definisce.

Quando il packaging crea nuove occasioni di consumo: lo yogurt da bere

Per molti anni lo yogurt è stato un prodotto legato a un momento preciso, ossia il consumo domestico, cucchiaino e spesso associato ad una pausa tranquilla.

La svolta arriva tra gli anni ’80 e ’90, quando alcune aziende iniziano a sperimentare formati più pratici. Il vero punto di rottura è rappresentato dai prodotti “drinkable”, come quelli lanciati da brand come Danone, che introducono il concetto di yogurt da bere.

Il packaging cambia radicalmente: nasce la bottiglietta monodose, facile da aprire, richiudibile e soprattutto trasportabile.

Questo cambiamento è comportamentale.

Lo yogurt diventa uno snack veloce, qualcosa da consumare in movimento, fuori casa, in ufficio o dopo lo sport. Il packaging ha creato una nuova occasione di consumo, ampliando il mercato e cambiando il modo in cui il prodotto viene percepito.


Fonte: www.corriere.it

La bottiglia di Coca-Cola

All’inizio del Novecento, Coca-Cola aveva un problema: la presenza di numerose imitazioni sul mercato, il risultato era che il prodotto non era facilmente distinguibile.

Nel 1915 viene quindi lanciato un concorso per creare una bottiglia unica. L’obiettivo era quello di realizzare un packaging riconoscibile anche al buio o al tatto.

Nasce così la celebre bottiglia “contour”, ispirata alla forma del baccello di cacao (anche se, ironicamente, il cacao non ha nulla a che fare con la bevanda).

Quella forma diventa immediatamente iconica. Nel tempo viene mantenuta, adattata, reinterpretata ma mai abbandonata.

Oggi la bottiglia di Coca-Cola è uno dei pochi esempi al mondo in cui il packaging è diventato identità, infatti tutti noi capiamo il prodotto solo dalla forma.

Fonte: www.coca-cola.com

Il barattolo del ketchup Heinz

Heinz inizia a vendere ketchup in bottiglie di vetro già alla fine dell’Ottocento, scegliendo volutamente questo materiale per comunicare trasparenza e qualità in un’epoca in cui molti prodotti erano opachi e poco controllati.

Nel tempo, la bottiglia diventa sempre più riconoscibile, fino ad arrivare alla versione moderna, con il collo stretto e la famosa etichetta a forma di scudo.

Ma ciò che rende unico questo packaging è il comportamento che genera. Far uscire il ketchup non è immediato: bisogna aspettare, inclinare la bottiglia e dare un colpetto.

Questo gesto è diventato così distintivo da trasformarsi in parte dell’esperienza Heinz.


Fonte: www.brand-news.it

Il cilindro delle Pringles

Le Pringles nascono negli anni ’60 con l’obiettivo di risolvere i problemi delle patatine tradizionali, che si rompevano facilmente e risultavano poco uniformi.

La soluzione arriva attraverso un mix di prodotto e packaging. Le patatine vengono progettate tutte uguali, con una forma precisa e inserite in un contenitore cilindrico.

Questo tubo serve a proteggere il prodotto, a ottimizzare lo spazio e a renderlo immediatamente riconoscibile.

Il risultato è che le Pringles vengono percepite come qualcosa di diverso, quasi “ingegnerizzato”.

Il packaging, in questo caso, ha contribuito a creare una nuova categoria mentale.

Fonte: www.marketingdive.com

Estathé

Estathé nasce negli anni ’70 dalla collaborazione tra Ferrero e Sanpellegrino. Fin dall’inizio, il prodotto si distingue per il suo formato.

Il brick con cannuccia, simile a quello dei succhi di frutta, è una scelta strategica. È pratico, immediato e pensato per essere consumato ovunque.

Negli anni, questo packaging è diventato un elemento distintivo del brand.

Il risultato è che Estathé è stato associato a momenti specifici della giornata, spesso informali e spontanei.

Ancora una volta, il packaging ha influenzato il comportamento.


Fonte: www.ilpiaceredellacqua.com

Amarena Fabbri

La storia delle amarene Fabbri inizia nel 1915, quando Gennaro Fabbri crea un vaso in ceramica bianca e blu per confezionare il suo prodotto.

Quella scelta, inizialmente estetica, si rivela geniale.

Il vaso diventa subito riconoscibile e, nel tempo, viene mantenuto quasi invariato. Non solo, spesso viene conservato dalle famiglie, riutilizzato ed esposto.

Il packaging supera la sua funzione e diventa un elemento decorativo.

Questo rafforza il legame con il brand e prolunga la sua presenza nella vita del consumatore anche dopo l’acquisto.


Fonte: www.amarenafabbri.com

Il packaging come media: il barattolo di Nutella

Il barattolo di Nutella nasce negli anni ’60 con una forma semplice e funzionale. L’obiettivo è renderlo pratico, facilmente utilizzabile e riutilizzabile.

Nel tempo, questa semplicità diventa un punto di forza.

Il barattolo viene usato per campagne di marketing sempre più evolute. Dalle versioni personalizzate con i nomi, fino a quelle con scritte come “Buongiorno” dedicate a diverse città italiane.

In questi casi, il packaging è un vero e proprio mezzo di comunicazione.

Tutti questi esempi mostrano una dinamica, ovvero che il packaging influenza, trasforma e, in molti casi, determina il successo del prodotto.

Può creare nuove occasioni di consumo, cambiare abitudini, costruire identità e rafforzare il legame con il consumatore.

Fonte: www.lacucinaitaliana.it

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