C’è un gusto che negli ultimi anni è passato da semplice accompagnamento nei panini a vero e proprio protagonista del marketing food: i sottaceti. L’acidità decisa, l’aspetto pop e il legame con la cultura americana li hanno resi una moda che travalica i confini del piatto. Basta scorrere TikTok per rendersi conto di quanto il “pickle trend” abbia conquistato la Gen Z: video di assaggi estremi, recensioni, drink colorati e snack al cetriolino spopolano.
Ma i brand non stanno a guardare. Al contrario, hanno deciso di trasformare questa ossessione in prodotti veri e propri, pronti a diventare virali. Non si tratta solo di lanciare un gusto particolare: parliamo di operazioni studiate per cavalcare un trend culturale e inserirlo nella vita quotidiana delle persone.
Per anni i sottaceti sono stati la comparsa fedele nei panini e nei burger. Oggi sono diventati protagonisti : il loro profilo gusto (acido, salato, aromatico e a tratti umami) incrocia perfettamente quello che cercano Gen Z e Millennial quando dicono “wow, che sapore”.
Il fenomeno è nato su TikTok e Instagram: ricette esagerate (dal chickle al chamoy pickle), video POV di crunch ipnotici, cocktail “briny” che strizzano l’occhio al martini. Brand e catene hanno fiutato l’onda e stanno trasformando un condimento “da sempre” in territorio di innovazione, meme-ability e FOMO.
Perché funziona? Per tre ragioni:
- Sensoriale: l’acidità “pulisce” il palato, fa salivare, accende i sapori e regge benissimo foto e video
- Culturale: è economico, democratico, nostalgico e insieme irriverente, questa è la combinazione perfetta per i social
- Di format: è facile da declinare in limited edition, collab, menù tematici e packaging “da feed”.
Vediamo alcuni esempi concreti e, soprattutto, cosa possiamo imparare da loro 👇
1. Nissin Cup Noodles – Dill Pickle
Il bello di questa operazione è che Nissin ha preso uno dei suoi prodotti di punta e quotidiani, il cup noodles e gli ha dato una veste inaspettata. Il sapore pickle, che oggi spopola tra i giovani, diventa così un gioco a basso rischio: costa poco, incuriosisce molto ed è perfetto per i social.
2. Heinz – Pickle Ketchup
Questa scelta è stata una porta d’ingresso sicura per un pubblico vasto, che non deve scegliere tra “salsa classica o salsa strana” ma può semplicemente provare una variante. In questo modo, Heinz allena il palato del grande pubblico a un gusto più audace, senza renderlo intimidatorio. È un ponte tra sicurezza e novità. Heinz, ancora una volta, dimostra la sua capacità di allenare il palato con mosse intelligenti, inclusive e rassicuranti.
3. Goldfish – Spicy Dill Pickle
Goldfish è uno snack salato molto popolare negli Stati Uniti, prodotto da Pepperidge Farm (azienda del gruppo Campbell Soup Company). Si tratta di piccoli cracker a forma di pesciolino, croccanti e leggeri, che negli anni sono diventati un classico delle merendine americane.
Negli ultimi anni, Goldfish ha iniziato a introdurre edizioni limitate con gusti insoliti per parlare anche a una nuova generazione di consumatori: giovani, social e attratti dalle novità stagionali. È in questo contesto che è nato lo Spicy Dill Pickle, un gusto ispirato al trend dei sottaceti ma con una nota piccante che lo rende ancora più sfizioso.
4. Pringles – Dill Pickle Revival
Pringles gioca una carta intelligente: riportare un gusto richiesto dai fan. È la classica dinamica “ve lo abbiamo riportato perché lo avete chiesto voi” che rafforza il senso di comunità. Rappresenta una narrazione fan-driven che trasforma i consumatori da semplici acquirenti a coprotagonisti delle scelte del brand.
5. Popeyes – Pickle Menù
Il caso Popeyes è forse il più completo: qui il pickle non è un ingrediente aggiunto ma diventa un intero universo gastronomico. Dal panino glassato al pickle, alle ali fino alla limonata: il consumatore vive un’esperienza a tema, coerente dal primo morso all’ultimo sorso. Popeyes ci dimostra che cavalcare un trend può significare costruire un mini-mondo in cui il cliente può entrare, fotografare, raccontare e tornare.
6. SONIC – Picklerita e Pickle Tots
SONIC Drive-In è una delle catene fast food più iconiche degli Stati Uniti, famosa per il suo modello “drive-in” all’americana, ha introdotto la Picklerita ovvero un cocktail analcolico a base di lime e succo di cetriolo, servito in una veste vivace, verde brillante e super fotografabile e i Pickle Tots, ossia una rivisitazione dei celebri tater tots (crocchette di patate tipiche del fast food americani), arricchiti da un condimento speziato al cetriolo.
7. Boulder Canyon × Grillo’s Pickles
Qui il successo sta nella credibilità. Boulder Canyon, brand noto per gli snack “better-for-you”, si unisce a Grillo’s, marchio culto tra gli amanti dei sottaceti. Il risultato è un prodotto che non segue solo il trend ma decide di farlo con autorevolezza. Questa scelta rassicura i consumatori e rende l’esperienza più premium.
8. Pickle Lemonade
La limonata al pickle è il tipico esempio di prodotto che divide ma è proprio questa polarizzazione a renderla interessante: incuriosisce, fa discutere e spinge a provarla almeno una volta. Popeyes ha capito che non serve piacere a tutti ma è importante farsi ricordare dalle persone. E una limonata verde acida e salata, fotografata con un pollo fritto accanto, ha tutto per diventare iconica. Non importa se non la amerai: importa che ne parlerai.
9. Pickle Beer
La birra al pickle sembra quasi una provocazione ma in realtà risponde a un bisogno reale: innovare in un segmento saturo come quello delle craft beer. L’acidità del sottaceto si sposa perfettamente con cocktail come la michelada e apre la strada a nuovi rituali di consumo. E’ una strategia per far parlare di sé e differenziarsi in un mercato iper-affollato.
Perché queste operazioni funzionano?
Il filo rosso di tutte queste campagne è chiaro: si tratta di esperienza. I brand hanno capito che il pickle (sottaceto) èun ingrediente che riesce a parlare di ironia, sorpresa e condivisione.
- Sanno intercettare i trend reali: cavalcano un comportamento già virale online
- Trasformano il prodotto in contenuto: ogni pickle snack, drink o salsa è pensato per essere fotografato, condiviso e discusso
- Creano inclusione o polarizzazione: alcuni prodotti (come il ketchup) includono tutti, altri (come la limonata) dividono. Entrambe le strade generano discussione
- Rendono i consumatori co-protagonisti: dalle richieste dei fan ascoltate da Pringles, alla ritualità stagionale di Goldfish, il pubblico diventa parte attiva della narrazione
- Non si limitano al prodotto: Popeyes insegna che cavalcare un trend può significare creare un intero ecosistema
Il “pickle trend” è un esempio lampante di come non è il cetriolo in sé ad avere successo ma il modo in cui i brand hanno saputo orchestrare esperienza, estetica e storytelling.
Ma qui sta anche il rischio: se tutti cavalcano lo stesso trend senza personalizzarlo, si finisce per saturare il mercato con versioni-fotocopia. La vera lezione, quindi, non è “metti i sottaceti dappertutto” ma trova il tuo pickle: ovvero quel registro sensoriale, estetico o culturale che può diventare la tua firma.
E la prossima volta che apriremo Instagram e vedremo l’ennesimo prodotto al cetriolino, non dovremo chiederci “che gusto avrà?” ma “quale racconto stanno costruendo dietro questo trend?”.
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